Palazzo Barbaro torna all’asta da Wannenes: frammenti di una Venezia cosmopolita

Per capire una collezione, a volte bisogna prima entrare nella casa che l’ha ospitata.

Nel caso della Collezione Curtis, quella casa è Palazzo Barbaro, affacciato sul Canal Grande e per decenni luogo di incontro tra artisti, scrittori, collezionisti e viaggiatori internazionali. Il 29 settembre, una parte di quella storia riemergerà sul mercato nell’asta Wannenes dedicata a Dipinti, Arredi, Sculture e Oggetti d’Arte.

Sono 223 i lotti della vendita, ma il numero racconta solo in parte l’interesse dell’appuntamento. Il vero filo conduttore è infatti la selezione proveniente dalla raccolta dei Curtis, famiglia americana che trasformò Palazzo Barbaro in uno degli indirizzi più vivaci della Venezia cosmopolita di fine Ottocento.

Una casa americana nel cuore di Venezia

Quando Daniel Sargent Curtis e Ariana Wormeley Curtis arrivarono a Palazzo Barbaro, nel 1881, decisero di farne molto più di una residenza. Dopo averne acquistato i piani superiori a partire dal 1885, avviarono restauri e acquisizioni.

Gli stucchi e le decorazioni furono recuperati, mentre gli ambienti vennero arricchiti con opere appartenenti a epoche e culture differenti. Dipinti antichi di scuola veneta ed emiliana dialogavano con arredi veneziani, tappeti, porcellane e oggetti d’arte asiatica.

Era il gusto di un’epoca, ma anche il ritratto di una famiglia che aveva fatto della propria casa un luogo di scambio culturale.

Nel palazzo entrarono così artisti e intellettuali come John Singer Sargent, Henry James, Robert Browning e Bernard Berenson. E vi arrivò anche Isabella Stewart Gardner, che avrebbe guardato a quell’esperienza veneziana come a un riferimento per il progetto della futura dimora-museo di Boston.

Una Madonna, molte storie

Al centro della selezione Wannenes c’è la Madonna Curtis di Tintoretto. Il nome stesso del lotto contiene già una parte della sua storia.

La Madonna con il Bambino, lotto 41, è databile intorno al 1538 e appartiene alla fase giovanile di Jacopo Robusti. La stima è di 50.000-80.000 euro.

La tela era nella raccolta Curtis già alla fine dell’Ottocento ed è stata studiata dalla critica a partire dagli anni Cinquanta. Nel dipinto si incontrano alcune delle componenti che contribuirono alla formazione del giovane Tintoretto: la spazialità prospettica di Bonifacio Veronese e la monumentalità legata alla cultura di Jacopo Sansovino.

Ma è soprattutto la sua permanenza a Palazzo Barbaro a renderla una sorta di testimone silenzioso della casa.

Il pittore ospite

Se il Tintoretto racconta la Venezia del Cinquecento, Ofelia (studio) di Antonio Mancini racconta quella dei Curtis.

Il dipinto, realizzato nel 1892 e proposto al lotto 30 con una stima di 20.000-26.000 euro, apparteneva alla raccolta fin dalle origini. Fu inoltre esposto alla Prima Biennale di Venezia del 1895.

Mancini non fu per i Curtis soltanto un artista da collezionare. La famiglia ne sostenne la carriera e lo accolse come ospite nella propria dimora. Il dipinto diventa così la traccia materiale di un rapporto personale e culturale.

A restituire invece la forma stessa di quel mondo sono i dipinti di Ralph Randolph Latimer, nipote di Ariana Curtis. Biblioteca, salone degli stucchi e altri ambienti del palazzo rivivono nelle sue immagini, offrendo uno sguardo su quella che era la casa quando le opere oggi destinate alla vendita ne costituivano il patrimonio.

È questo il paradosso interessante dell’asta: la collezione si divide, ma proprio attraverso la dispersione torna visibile.

Il 29 settembre alle ore 15.00, Wannenes metterà dunque in vendita non soltanto opere d’arte, ma frammenti di una precisa idea di Venezia. Quella di una città capace, alla fine dell’Ottocento, di attirare mondi diversi e di trasformare una dimora privata in un crocevia internazionale di arte, cultura e collezionismo.