Forma e sostanza nel mercato dell’arte online: il caso Great Masters from classic to contemporary art di Catawiki

Esiste una tensione sottile, raramente nominata apertamente, tra due modi di intendere il mercato dell’arte online. Da un lato, l’idea della piattaforma come infrastruttura neutrale: uno spazio dove domanda e offerta si incontrano, dove il prezzo è l’unico arbitro della qualità e la selezione è affidata agli algoritmi o al voto della folla. Dall’altro, la visione di una piattaforma come luogo editorialmente orientato, dove la qualità dell’offerta è una scelta deliberata, dove ci sono persone che decidono cosa entra e cosa resta fuori, e quella decisione ha un peso.

Great Masters from Classic to Contemporary Art, l’asta nata dalla collaborazione tra Collezione da Tiffany e Catawiki, alla sua terza edizione del 2026 con la raccolta aperta fino al 22 luglio, è chiaramente un’espressione della seconda visione. E questo, in un mercato che tende all’abbondanza indifferenziata, è già di per sé una posizione.

La costruzione del catalogo passa attraverso figure specializzate che valutano ogni candidatura: Giulia Couzzi per l’arte del dopoguerra e contemporanea, Silvia Possanza per le opere grafiche e i multipli, Elena Vaninetti per la fotografia. Non sono filtri automatici ma giudizi umani, con tutto ciò che questo comporta in termini di responsabilità, competenza e inevitabile soggettività. È un modello che assomiglia più alla cura di una mostra che alla gestione di un marketplace, e questa somiglianza non è casuale: riflette l’ambizione di portare online la stessa qualità di selezione che si associa alle grandi case d’asta tradizionali, senza riprodurne le barriere di accesso.

La terza edizione del 2026 introduce una novità di carattere strutturale. L’apertura di una sezione dedicata all’arte classica, gesto che giustifica la modifica stessa del titolo dell’asta, ora Great Masters from Classic to Contemporary Art. Affidata a Caterina Maffeis, la sezione non si limita ad aggiungere una categoria: ne definisce i contorni con una precisione che rivela una visione editoriale precisa. Opere figurative dal Rinascimento al primo Novecento anteguerra, su tela, tavola o carta (quest’ultima solo se firmata), in buone condizioni conservative con restauri già effettuati e di entità minima. Per i dipinti dell’Ottocento è preferibile la presenza di un nome; per l’antico sono benvenuti i lavori anepigrafi purché supportati da pubblicazioni e attribuibili a una scuola di qualità riconoscibile. Tra i soggetti ricercati con particolare interesse, i religiosi di forte impatto iconongrafico suggeriscono una precisa lettura del mercato del collezionismo devozionale europeo. La soglia minima fissata a 1.000 euro, è la più alta tra le categorie dell’asta: un segnale di posizionamento, non un caso.

L’asta Great Masters from classic to contemporary art si rivolge anche a pittori in carriera attiva, con percorso accademico o curriculum espositivo documentato, invitandoli a proporre opere uniche su tela in una fascia di prezzo stimata tra 200 e 2.000 euro. È una scelta che sposta il baricentro: l’asta non è più solo un canale per valorizzare opere già collocate nel mercato, ma anche uno spazio in cui il valore viene in parte anticipato. 

C’è qualcosa di interessante nel modo in cui questa asta gestisce la propria identità ibrida. È online, dunque accessibile, aperta a venditori privati di tutto il mondo con una procedura interamente digitale. Ma è anche selezionata, curata, orientata verso una fascia del mercato che non è né il low-end dei marketplace di massa né l’high-end delle grandi case d’asta internazionali. Si colloca in quella zona intermedia — il middle market specializzato — che è probabilmente la più dinamica del panorama attuale. 

L’asta andrà online il 24 luglio. Le opere candidabili fino al 22 luglio formeranno un catalogo che sarà la misura più concreta delle ambizioni dichiarate.