Nel panorama del mercato dell’arte, dominato sempre più spesso dai record del contemporaneo e dalla ricerca di nomi già consolidati, esistono comparti che continuano a crescere lontano dai riflettori. È il caso dell’arte sacra, delle icone e dell’oreficeria storica, settori che attirano una platea di collezionisti preparati e internazionali, meno interessati alle mode e più orientati verso qualità, rarità e provenienza.
L’asta Argenti, Icone e Oggetti d’Arte Russa organizzata da Wannenes il 16 luglio 2026, chiusa con un totale di 738.515 euro, offre uno spunto interessante per riflettere sullo stato di salute di questo mercato. Al di là del dato complessivo, la vendita evidenzia infatti alcune dinamiche ormai consolidate: la centralità delle opere museali, il peso delle grandi firme dell’oreficeria imperiale russa e la crescente selettività dei compratori.
L’opera più contesa della vendita è stata un’importante icona russa a trittico raffigurante San Giovanni Guerriero con i Santi Nicola e Alessandro Nevsky, realizzata a Mosca nel 1866 dall’orafo D. Udalitsov, aggiudicata per 60.150 euro.
L’arte veneto-cretese mantiene il proprio fascino

Se il top lot rappresenta la punta dell’iceberg, il resto della vendita conferma un altro fenomeno interessante: la costanza con cui le opere della scuola cretese e veneto-cretese trovano spazio nelle collezioni internazionali.
Le due aggiudicazioni più significative appartengono entrambe a questo nucleo: la Vergine allattante (lotto 211), venduta per 25.150 euro, e il San Giorgio (lotto 206), aggiudicato a 24.242 euro.
Anche una seconda Vergine allattante di scuola veneto-cretese (lotto 120) ha raggiunto 15.150 euro, la stessa cifra ottenuta dall’icona russa raffigurante un Santo Pazzo per Cristo (lotto 122), mentre il Mandilion del XIX secolo ha chiuso a 13.900 euro.
L’oreficeria russa resta il vero motore della vendita

Se si osserva attentamente il catalogo, emerge un dato evidente: una parte consistente dell’interesse si concentra ancora oggi sugli oggetti realizzati dai grandi orafi della Russia imperiale.
È un segmento che continua a beneficiare della reputazione costruita nel corso dell’Ottocento da manifatture celebri, capaci di coniugare tecnica, ricchezza decorativa e prestigio.
Lo dimostra il risultato ottenuto dallo scrigno in argento, legno, smalti e pietre cabochon (lotto 252), venduto per 30.150 euro, uno dei migliori della giornata.
Particolarmente apprezzate anche le opere firmate P. Ovchinnikov, nome imprescindibile dell’oreficeria russa. La sua Vergine di Vladimir ha raggiunto 25.150 euro, mentre una raffinata saliera a trono è stata aggiudicata a 13.377 euro.
Non meno significativo il risultato dell’icona della Vergine di Kazan firmata I. Tarabrov, salita fino a 24.470 euro, mentre il trittico con Santa Eudocia, i Santi Vassily e Caterina ha trovato un acquirente per 15.150 euro.
Anche l’icona di Cristo realizzata da E. Kuznetsov ha confermato il buon andamento del settore con un’aggiudicazione di 12.650 euro.
Anche gli argenti europei trovano spazio

Un’altra riflessione riguarda la presenza degli argenti europei del Settecento, comparto che spesso rimane in secondo piano rispetto alle icone ma che continua a registrare risultati interessanti.
La tabacchiera in oro 18 carati realizzata nel 1771 a Parigi da P. F. Mathis de Beaulieu è stata aggiudicata per 13.150 euro, mentre i quattro candelieri da trumeau prodotti a Strasburgo nel 1755 dall’orafo J. H. I. Oertel hanno raggiunto 18.070 euro.
Ottimo anche il risultato della lampada a fiorentina in argento del maestro maltese M. Laferla, passata di mano per 15.150 euro.

